Milano, intervista della Rappresentante Politica della FIR al corteo avvenuto l’8 marzo 2022 e che in migliaia di attiviste femministe hanno aderito

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La festa della donna da sempre rappresenta un momento di unione e che riguarda la sfera del mondo femminile. Tutti noi sappiamo che le origini di questa festa riguardano la commemorazione di oltre cento operaie morte nel rogo di un edificio newyorchese avvenuto l’8 marzo del 1908.

Anche se non sono molto concorde con incentrare il troppo ” io” sulle femministe stavolta devo dire che hanno fatto una cosa molto carina soprattutto visto il periodo che stiamo attraversando.

Un corteo che è cominciato dal piazzale antistante la Stazione Centrale fino per giungere a piazza Duomo. I temi rappresentati sono stati importantissimi e che nel 2022 è inaccettabile ancora ascoltare. Il corteo per dire no alla violenza, chiedere il rispetto delle donne e dei loro diritti ed esprimere solidarietà al popolo e alle donne ucraine che sono in guerra.

L’adesione al corteo è stata massiccia e il corteo promosso dalla realtà femminista aveva una voce iniziale e che il suo senso è ‘Non una di meno’, parole brevi ma con un significato dal valore immenso.

Molti dei partecipanti sono arrivati in piazza già con le bandiere della pace spiegate e vestendo i colori della bandiera ucraina perché il corteo, come hanno spiegato gli organizzatori, voleva esprime un netto “no ai conflitti militari, espressione massima della violenza sui corpi delle persone e dei popoli”. Al corteo hanno partecipato persone di tutte le età, dai giovani, agli studenti, alle famiglie ma, soprattutto, tantissime donne oltre che a tanti e persone che fanno parte dei centri anti violenza.
L’apertura del corteo è stato un grande striscione contro la guerra ‘Stop the War’.
All’altezza di corso Buenos Aires alcune attiviste hanno inscenato un flash mob contro la guerra e hanno vergato con della vernice rosa sulla strada la scritta Stop War. Una dimostrazione, come hanno spiegato, fatta a pochi metri dalla sede legale di Leonardo perché “bisogna impedire che si continuino a vendere armi e a fare soldi su una guerra sporca. Stop war, disarmo immediato“.