Un caso di peste suina in Piemonte, l’allarme di Regione Lombardia e Coldiretti: «Intensificare la caccia ai cinghiali, non c’è più tempo»

Un caso di peste suina in Piemonte, l’allarme di Regione Lombardia : «Intensificare la caccia ai cinghiali, non c’è più tempo»

«Bisogna intensificare la caccia ai cinghiali»: questo l’appello lanciato da Coldiretti e Regione Lombardia dopo che, in Piemonte, è stato riscontrato il primo caso di Peste suina agricola.

«È la conseguenza inevitabile dell’inerzia dello Stato che sino a oggi ha fatto poco o nulla per favorire il contenimento del cinghiale, uno dei principali veicoli della Peste suina agricola (Psa), a differenza di quello che stanno facendo altri Paesi coinvolti dal problema, nel nord e nell’est Europa dove addirittura si costruiscono recinzioni nei boschi e si usa l’esercito». Lo ha detto l’assessore regionale all’Agricoltura, Fabio Rolfi, commentando il caso di peste suina africana registrato in Piemonte, riscontrata nelle analisi sulla carcassa di un cinghiale trovato morto in provincia di Alessandria. «Tutta l’attività di contenimento è di fatto a carico delle regioni. Roma ha soltanto messo ostacoli, burocrazia e divieti – ha aggiunto Rolfi – influenzata com’è da qualche anno a questa parte dall’ideologia pseudo animalista grillina, principale alleata di fatto della diffusione della Psa in Italia».

Il caso può avere conseguenze sul commercio delle carni suine italiane, per la possibilità che i Paesi non europei che non riconoscono il principio di “regionalizzazione” possano imporre divieti di importazione di tutti i prodotti di derivazione suinicola dell’intero paese in cui la Psa si è manifestata. «Chiediamo venga avviata una rapida iniziativa – ha ribadito Rolfi – finalizzata a incrementare l’attività di contrasto al cinghiale, estendendo il periodo di caccia, mettendo in campo attività di controllo maggiore anche attraverso l’ausilio dei carabinieri forestali, togliendo di mezzo la burocrazia inutile che imbriglia chi sul territorio vuole agire per difendere l’agricoltura e la sicurezza dei territori rurali».

«Il rischio conseguente – ha concluso l’assessore lombardo – è una forte limitazione dell’attività commerciale dei prodotti di derivazione suinicola, in un momento di forte richiesta del Made in Italy. Purtroppo, questo rischia di essere un grandissimo assist verso i nostri competitor e a favore dell’’italian sounding’».

Un maiale di un allevamento in Brianza

L’allarme è stato lanciato anche dal comparto produzione e trasformazione della Federazione Italiana Ristorazione e dalla Coldiretti, preoccupati per le ripercussioni sull’intera filiera. «Serve subito un’azione sinergica su tutti i fronti per tutelare e difendere i nostri allevamenti da questa grave minaccia – commenta -. Più volte abbiamo denunciato i pericoli della proliferazione e diffusione senza freni dei cinghiali. Non c’è più tempo, vanno messi in campo interventi concreti e incisivi per riportare sotto controllo la gestione numerica di questi animali con modifiche alla norma nazionale e il rafforzamento delle misure a livello regionale».

«Il virus della Peste suina africana può colpire cinghiali e maiali ed è altamente contagioso e spesso letale per gli animali, ma non è, invece, trasmissibile agli esseri umani. Un possibile veicolo di contagio possono essere proprio i cinghiali, il cui numero negli ultimi anni si è moltiplicato in tutta Italia fino a superare i due milioni di esemplari secondo le ultime stime. Questi ungulati provocano danni ingenti agli agricoltori devastando campagne e raccolti, e costituiscono un grave rischio per la sicurezza dei cittadini avvicinandosi sempre più ai centri abitati e provocando incidenti stradali anche mortali. Il rischio che il contagio possa estendersi ai nostri allevamenti – continua la Coldiretti regionale – rappresenterebbe un gravissimo danno economico per le imprese soprattutto in un territorio come quello della Lombardia, prima regione in Italia per numero di maiali allevati. La situazione che ci troviamo ad affrontare impone un attento monitoraggio anche per evitare che si possano generare strumentalizzazioni e speculazioni ai danni dei nostri imprenditori agricoli».